Sono le 19:30 e in hotel, il ristorante, viene aperto per la cena.
È la nostra prima cena e il gentilissimo personale, dopo averci dato indicazioni sul buffet e sul menù, ci indica il nostro posto in una piccola ala della sala. Siamo lì in 4 o 5 coppie disposte in tavoli separati: io mi siedo con le spalle al muro così da poter godere della visione della bellissima location.
Appena seduti, il vicino del tavolo difronte inizia a dimenarsi, portandosi le mani al collo.
Tenta di inspirare profondamente: una, due, tre volte ma niente, la sua bocca emette solo piccoli sibili. Attendo qualche istante che il problema si risolva da solo con un bel colpo di tosse, ma questo non arriva!
La sala cade nel gelo mentre la moglie prova con energiche pacche sulle spalle.
Al quarto tentativo di inspirazione vana, valuto che non c’è più tempo: nessuno fa niente di decisivo, o almeno così percepisco in quei pochi istanti in cui si è svolto quanto raccontato.
Ho fatto dei corsi sulla sicurezza e spesso si è parlato di quella manovra per la disostruzione delle vie respiratorie, la “Manovra di Heimlich”, ma tre la teoria e la pratica c’è una gran bella distanza.
Provo, devo provare! – penso tra me – quell’uomo non sembra avere alternative.
Mi dirigo verso di lui, un uomo robusto e più o meno della mia statura.
Dalla schiena lo avvolgo all’altezza dell’addome e mi accorgo che le mie braccia sono poco più che sufficienti per un abbraccio completo.
Sono pronto!
Afferro deciso il mio pugno chiuso e inizio la manovra. Provo più volte, ma sembro essere troppo basso perché la mia azione sia efficace: non riesco a sollevarlo per sfruttare il suo peso. Provo ad aiutarmi con quei pochi centimetri che mi può fornire una sedia lì nelle vicinanze.
Sembrava che i nostri corpi fossero diventati uno solo: la sua difficoltà, la mia!
Ora, sento che il suo sta cedendo.
Non posso lascialo cadere!
Così riprovo, forse per la sesta, settima volta ma con più forza, con un ginocchio sulla sedia e lo tiro su.
Saranno stati quei pochi centimetri in più, sarà stato che il suo corpo stava cedendo, reclinando leggermente in avanti… Tutto a un tratto lo percepisco riprendere vigore, sento le mie braccia più leggere.
Quando capisco che respirava, che si sosteneva da solo, lascio la presa, e esausto, poggio la mia testa sulla sua schiena, ringraziando Dio per avermi dato Forza e Coraggio.
Ho percepito la fredda tensione della sala trasformarsi improvvisamente in entusiasmo e gioia.
Cosa sia successo dopo quell’attimo di generosità, azione istintiva di solidarietà, me lo hanno raccontato, stremato come ero dallo sforzo fisico, per me, da lì in poi, contava solo vederlo in salvo.
Circostanze e coincidenze come ci hanno fatto incontrare, così ci hanno divisi: per noi era il primo, per loro l’ultimo giorno di vacanza.
Istanti che non dimenticherò!
Tag: Riflessioni
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