Il segreto

Il segreto

Le risposte sono arrivate, ma perché il peso ancora rimane?

Mantenere il silenzio fin quando la «Potenza non si trasformi in Atto», così consiglia il buon amico Aristotele: questo è il fardello a cui mi riferisco.

Non sto più bene, l’attesa mi logora; non mi dovrei stupire visto che su di me ha sempre avuto questo effetto!

Difficile rimanere integro, perché, lo confesso, qualcosa dentro di me si è ormai rotto e, diversamente dal solito, non sono capace di aggiustarlo, di raccoglierne i pezzi e andare avanti, o ricominciare.

Questo mi turba profondamente!

Ho provato a cambiare prospettiva, ma la delusione mi rende pesante e goffo, immobile.

Ho dato la colpa alla salute, pensando fosse carenza di vitamine o stanchezza per i troppi allenamenti, così pensando di ridurli, cadevo vittima dell’apatia.

Tenere un segreto, che sia piccolo o grande, è un impegno scomodo: difficoltoso mantenere l’equilibrio fisico e mentale quando nella scarpa, anche se piccolo, hai il più tagliente dei sassolini.

In questo stato non è agevole proseguire, avanzare: occorrerebbe fermarsi e liberarsene. Ma non posso! Perché nulla è certo e nulla è mai come sembra.

Incombe su di me, poi, la delusione: mi sta insegnando a fingere, sto imparando in fretta.

Mi ronza nella testa una limpida e chiara melodia di musica elettronica, una di quelle che, con meravigliosa supremazia, sa essere semper fidelis al metronomo, una di quelle che, seppur in modo relativo, sarebbe in grado di correggere la posizione delle lancette di un orologio, una di quelle che ti narcotizza e ti rende schiavo di una ben precisa scansione del tempo.

Il tempo non passa, e mi sento sempre più chiuso, stretto e circondato prima da una recinzione, poi da un muro, ora da una spessa e alta muraglia che mi sono costruito con dedizione giorno dopo giorno.

Tra le alte sommità di queste pareti, senza porte e finestre, posso ancora intravedere il cielo, ma solo una piccola parte: questa visione, se in altre circostanze mi sarebbe stata di aiuto e speranza, ora incita solo il desiderio di richiesta di ulteriore disponibilità d’aria che, ormai, sembra scarseggiare.

L’ho fatto per proteggermi, mi giustifico tra me e me. Ma ora non riesco a uscirne. Aspetto che qualcuno dal di fuori se ne accorga e possa venire in mio soccorso; ma chi?

Sembrano inutili anche le grida di disperazione, nemmeno la fisica del suono riesce a oltrepassare questa spessa barriera.

La delusione mi sta insegnando a credere alle mie stesse finzioni.

Sono vecchio anche per servire coni dietro ad un bancone di una gelateria. Sono vecchio e stanco per camminare, per correre, per stupirmi che quello che percepisco della realtà intorno a me sia solo frutto delle mie paranoie. Sono vecchio, e per questo inadeguato ad adattarmi agli eventi, nel nome dell’integrità morale e intellettuale.

La cinta è troppo stretta intorno alla vita per pensare positivo: non lascia spazio alla creatività.

Mi sento sotto scacco.

Ma non voglio credere o ammettere che ho perso 20 anni della mia vita.

Circondato da gente miope, non voglio credere o ammettere che in tutti questi anni, il miope ero io!

Amica della Delusione, più che amica… oserei dire sorella, è l’Illusione: quando arriva Lei “les jeux sont faits” e lo scacco è matto!

La speranza è l’ultima a morire, così si dice, ma le due Sorelle riducono la forza di crederci.

Una fiammella mi fa credere che un giorno potrò cambiare la mia vita.

Per ora è solo un segreto che mi tengo dentro ma, come un pallone immerso nell’acqua, non vede l’ora di salire in superficie.

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